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Regolare le emozioni attraverso i ritmi della relazione

Fin da piccoli siamo in grado di sintonizzarci con l’adulto che abbiamo di fronte, di essere sulla stessa lunghezza d’onda emotiva e possiamo notare come le capacità autoregolatorie e relazionali di ciascuno possano cambiare anche radicalmente a seconda del partner (l’educatrice, la mamma, il papà, la nonna…), proprio perché con ciascuno si instaurano modi di stare in relazione differenti e unici.

15.11.2017

Regolare le emozioni attraverso i ritmi della relazione - Immagine: 1

Fin da piccoli siamo in grado di sintonizzarci con l’adulto che abbiamo di fronte, di essere sulla stessa lunghezza d’onda emotiva e possiamo notare come le capacità autoregolatorie e relazionali di ciascuno possano cambiare anche radicalmente a seconda del partner (l’educatrice, la mamma, il papà, la nonna…), proprio perché con ciascuno si instaurano modi di stare in relazione differenti e unici.


Ogni relazione consente al piccolo di strutturare un’esperienza interiore di ciò che sta vivendo, anche quando non ha ancora sviluppato la capacità simbolica. Ciò accade sia nei bambini sia negli adulti: il nostro modo di creare esperienze interiori prende le mosse dal modo in cui concretamente (a livello corporeo) viviamo le relazioni e ci regoliamo al loro interno, sintonizzandoci con l’altro.


Una prospettiva recente di studio ha messo in luce che non solo cogliamo e sentiamo nel nostro corpo ciò che osserviamo nel corpo altrui (processo che è alla base, per esempio, dell’imitazione fin dalla nascita), ma anche sentiamo i ritmi dell’altro.


Stando in relazione si sintonizzano automaticamente i tempi, per esempio, si coordinano le vocalizzazioni, i turni vocali, i movimenti. “Nella coordinazione temporale ciascuno può accedere al mondo temporale e ai vissuti dell’altro” (Beebe, Lachmann, 2002, p. 99).


Così, proprio come si può cogliere l’espressione facciale dell’altro, si può anche cogliere – e vivere dentro di sé – l’organizzazione temporale dei comportamenti dell’altro. Questo ha un effetto fortissimo sulla regolazione emotiva e sull’organizzazione interiore delle esperienze relazionali. Provate a pensare a cosa possa significare per un bambino relazionarsi con un adulto agitato, frettoloso, confuso nella sua organizzazione ritmica dei movimenti e del linguaggio, e cosa, invece, possa significare per lui avvicinarsi a un adulto che si muove con calma, che gli lascia il tempo di esprimersi, che cerca di entrare nel ritmo del bambino, piuttosto che far entrare il bambino nel proprio ritmo. Il piccolo reagirà differentemente e la sua capacità di regolarsi in quella relazione sarà diversa!


In particolare, nella relazione vengono a coordinarsi gli schemi temporali, ovvero schemi di comportamento di cui percepiamo, involontariamente e inconsapevolmente, ritmo, velocità, pause, tempo di reazione, interruzione e alternanza dei turni. Coordinare tali schemi consente di organizzare le relazioni sociali. Quando i ritmi tra due persone corrispondono, le ricerche hanno osservato un clima più cordiale e una percezione di sintonia e simpatia reciproca. Al contrario, chi parla sempre e velocemente, non consente all’altro – piccolo o grande – di inserirsi e questo può far sentire l’altro frustrato e non sintonizzato.


L’essere umano, essendo profondamente relazionale nella sua natura, ricerca in maniera automatica una corrispondenza reciproca dei ritmi nelle interazioni.


Ogni relazione ha, quindi, un suo ritmo, che viene co-creato dalle persone che interagiscono. Con i bambini potremmo usare questa metafora come indicazione di un lavoro relazionale rispettoso (Harrison, 2015): il bambino invita alla danza, l’adulto accetta l’invito e insieme si può ballare. Ascoltiamo il suo ritmo (lasciamoci guidare dalla nostra intuizione corporea) ed entriamo in sintonia con lui. Anche quando il bambino vive momenti di stress e di emozioni intense, ci sta invitando a un ballo in cui è necessario prima di tutto entrare nel ritmo che sta vivendo e pian piano apportare delle modifiche, fornendo un ritmo più calmo e ordinato, come per dire: “possiamo stare insieme”. Concretamente: parlargli dicendo qualcosa di molto breve, facendo poi una pausa, seguita da un’altra frase breve e così via aiuta la regolazione all’interno di questa danza, molto di più che lunghi discorsi di rassicurazione senza pause.


Giulia Cavalli

 

Leggi l’articolo completo su Educare03, n. 0, agosto 2015, pp. 8-10.

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