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Le parole chiave della Pedagogia del Corpo

I genitori, ma non solo, manifestano di frequente la legittima preoccupazione che il loro bimbo cresca. Ma tutto ciò non deve essere confuso con la fretta. Occorre lasciare tempo: lasciare che il bambino piccolo si “goda” la sua cacca, senza nessuna fretta di togliere il pannolino, senza anticipare la conquista della posizione eretta sorreggendolo anzitempo nei suoi primi passi, lasciando vivere il piacere spontaneo della scoperta da parte del bambino.

14.11.2017

Le parole chiave della Pedagogia del Corpo - Immagine: 1
  1. Non anticipare, non sostituirsi
  2. I genitori, ma non solo, manifestano di frequente la legittima preoccupazione che il loro bimbo cresca. Ma tutto ciò non deve essere confuso con la fretta. Occorre lasciare tempo: lasciare che il bambino piccolo si “goda” la sua cacca, senza nessuna fretta di togliere il pannolino, senza anticipare la conquista della posizione eretta sorreggendolo anzitempo nei suoi primi passi, lasciando vivere il piacere spontaneo della scoperta da parte del bambino. “Non è guadagnare tempo, ma perderne la più utile norma di tutta l’educazione”, ammoniva Rousseau nel suo “Emilio”, l’opera che ha inaugurato la pedagogia moderna. Rousseau richiama il tema del “silenzio” dell’educatore. Non si tratta tanto di intervenire, ma di prevenire.

Mettere il bambino nella situazione di non essere educato, questo è il principio guida della vera educazione. Far riferimento al ritmo di sviluppo del bambino, non dell’istituzione (per esempio, la mission della scuola dell’infanzia non è prepararsi alla scuola primaria). E’ auspicabile al contrario fare leva proprio su quanto ha a che vedere con la storia profonda del bambino e che appare oggi minacciato: il gioco libero, il piacere del corpo, il contatto con il proprio mondo emotivo. La contrazione di occasioni destinate a queste dimensioni, la iper-cognitivizzazione nella quale la scuola precipita i bambini fin dai primissimi anni, la inutile rincorsa verso l’anticipazione delle competenze (valga per tutti l’inutile anticipo dell’iscrizione alla scuola primaria) rischiano seriamente di minare le condizioni psicologiche sulle quali i saperi possono significativamente stabilizzarsi.


Il movimento a scuola e nei luoghi dove si fa educazione spesso fa paura. Gli educatori, gli insegnanti non sono preparati (formati) ad accettarlo, ad accoglierne (per trasformarle, educarle) le pulsioni e le scariche emozionali che inevitabilmente lo accompagnano. Le nostre scuole sono state, e in molti casi continuano a esserlo, luoghi caratterizzati dalla compressione e dalla restrizione del movimento. Basti pensare alle ristrettezze di molte aule, al limitato utilizzano degli spazi esterni in molte scuole. Il monito di Montessori di non cadere nell’errore di associare irriflessivamente a scuola ciò che è bene con l’immobilità e ciò che è male con il movimento continua a essere attuale.

 

  1. Limitarsi a predisporre le condizioni

Il ruolo dell’adulto dovrebbe limitarsi nella regia delle condizioni per l’esperienza del bambino. Organizzare lo spazio senza ingombrarlo troppo di oggetti, che finiscono solo per ostacolarne il movimento e limitarne la fantasia. E’ pur vero che oggi i bambini si fanno spesso male, appaiono più fragili, ma questo non può trovare rimedio solo in un accanimento delle norme di sicurezza (siamo ormai ai caschi per giocare in casa, non per andare in bicicletta!). I bambini hanno bisogno di coltivare, certamente in una condizione protetta (ma non impedente), la consapevolezza del limite. E il corpo è l’esperienza del limite. Il bambino ha bisogno di “rischiare” per capire chi è e chi potrà essere.


Il gioco del bambino dovrebbe essere più vicino possibile allo stato di natura, ovvero alla libera interazione con il mondo. L’adulto non deve insegnare al bambino a giocare, ma predisporne le condizioni. In un mondo dominato da giocattoli sempre più perfetti (l’industria del gioco li propone affinché piacciano alle mamme, siano sicuri, abbiano uno scopo esatto) è bene stimolare l’uso di oggetti che si prestino a stimolare la creatività inventiva, soprattutto manuale, dei bambini. La mano, diceva Kant, è l’origine della mente dell’uomo.


Occorre anche interrogarsi sulla spesso inconsapevole intrusione delle cure adulte (i bambini hanno un loro pudore che va rispettato), l’erotizzazione precoce (le scarpine col tacco, gli orecchini in età inadatta, i pantaloncini attillati di moda ecc.). Ciò che è scandaloso, si badi bene, non è il fatto che i bambini abbiano una loro sessualità ma che questa sia fatta oggetto di proiezioni adulte che la stravolgono.

 

  1. Filtrare la propria osservazione attraverso il proprio corpo

Imparare a fidarsi di più delle proprie sensazioni, ad ascoltarsi prima di reagire, evitando di affidarsi ciecamente ai consigli dell’esperto di turno, costituisce il modo migliore per essere-in-relazione-corporea con il bambino. La relazione genitoriale riguarda gli esseri umani, non la scienza. La scienza (soprattutto quella accademica) tende a guardare la realtà dal buco della serratura. Noi “siamo condannati a essere liberi”, diceva Sartre. La possibilità di scegliere come educare un bambino non è solo un’opportunità, ma anche un rischio e una grande responsabilità. Che non si può assumere solo con la forza della ragione, occorre anche uno sguardo più ampio, mi verrebbe da dire “uno spirito di carità” intriso di ascolto corporeo (Benzoni, 2013).


Ivano Gamelli, Università di Milano-Bicocca


Leggi l’articolo completo su Educare03, n. 0, agosto 2015, pp. 4-7

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